Archive for luglio, 2009

Social market

È uno di quei record che rischiavano di sgattaiolare nelle pieghe della cronaca per riapparire poi, con l’ andamento carsico dei piccoli grandi fenomeni, nei manuali di storia. Storia dei media, beninteso, che però sempre più si sovrappone alla storia tout court. Succede quindi che Britney Spears, megastar globalee sismografo vivente dello spirito del tempo, appare in un nuovo spot per una linea di abbigliamento che la sponsorizza. Camicie folke gilet in finto montone, roba per cui le ragazzine vanno fuori di testa. E siccome sono abiti rivolti a loro, non alle mamme e tantomeno alle zie, l’ attesissima «prima» non esordisce in tv e neppure sui siti classici. Farebbe così vecchio, così 2008. La première atterra su Facebook e viene fatta decollare di nuovo, ancora e ancora, su Twitter. Da Britney, che cita il marchio ogni volta che può, e anche quando c’ entra poco o nulla (d’ altronde è pagata per farlo). E dai suoi 2 milioni e mezzo di “followers”, i seguitori dell’ ormai celebre sito di micro-blogging che aspettano trepidanti gli aggiornamenti sulle oscillazioni del suo umore e che, senza guadagnarci una lira, si trasformano in volenterosi uomini-sandwich digitali rilanciando i messaggi della loro beniamina. E del brand al quale è vincolata da miliardario contratto. Solo oggi, dopo ben quattro giorni, uno sproposito secondo la cronologia internettiana, la pubblicità arriverà anche sul piccolo schermo. Mtv, per la precisione, l’ ex canale giovane che a confronto oggi sembra nuovo come il chinotto. «Igiovani si rivolgono ormai in prima battuta ai social network per prendere le decisioni su cosa comprare – spiega a Usa Today Charlene Li, fondatore della società di consulenza Altimeter Group – Se tu azienda non ci sei, non li raggiungerai». È semplice e scontato: se cerchi adolescenti e ti presenti in una bocciofila o in una balera, ne uscirai deluso. Ogni demografia ha i suoi luoghi di incontro e i “non luoghi” telematici non fanno eccezione. Eppure è la prima volta che una campagna pubblicitaria importante riconosce di fatto che il sorpasso è avvenuto. Pensando prima al web 2.0 e poi al vecchio piccolo schermo. Titolo del capitolo, quindi: «L’ anno in cui le aziende preferirono i social media agli old media per vendere ai teenager». La congiuntura economica, dal canto suo, spinge in questa direzione. Con la crisi, prevedono gli studi della National Retail Federation, i genitori americani spenderanno il 7,7% in meno rispetto al back-to-school dell’ anno scorso, la stagione dello shopping che corrisponde al settembre del calendario gregoriano. Le aziende sanno che potranno fare affidamento su minori entrate e adeguano i budget pubblicitari di conseguenza. Bisogna sparare meno e mirare meglio. E per centrare i ragazzini non c’ è posto migliore che i social network. Il fenomeno, in verità, sorpassa il loro perimetro anagrafico. Nel 2007, si apprende da un rapporto Forrester Research, la fetta di americani che usavano qualche social media era il 57 per cento, ora sono il 75. Due su tre vi trascorrono tempo e investono energie. Le compagnie hanno preso nota e organizzato una rapida controffensiva. L’ anno scorso, per dire, American Eagle non appariva nemmeno sui radar di Twitter. Oggi la catena di abbigliamento basic ha varato un’ intera squadra di specialisti, presi dal marketing e dalla pr, per coordinare la presenza strategica sui vari social network. Organizzando una serie di eventi interattivi, come la messa in palio dalla propria pagina Facebook, ogni ora del 6 agosto, un nuovo modello di denim. Ovviamente è un esempio su cento. Non c’ è praticamente marchio negli Stati Uniti che in qualche modo abbia a che fare con i giovani che non abbia approntato iniziative sui media sociali. Da J. C. Penney hanno aperto un canale su Facebook che permette ai ragazzi di esprimersi liberamente sui modelli delle nuova collezioni. Da Bebe, altro must dell’ abbigliamento minorenne, gli utenti possono “appiccicare” i loro ritratti digitali sul corpo dei protagonisti di un video promozionale. Anche per loro c’ è in ballo un paio di jeans “riserva” da 199 dollari. La Nike consente a chiunque di personalizzare le scarpe usando uno smartphone e poi “condividere” il risultato su Facebook. Se il vostro design piace potete famosi. Staples, la principale catena di cartoleria, fa leva sul civismo, invitando a donare quaderni e penne per gli studenti che non se le possono permettere. La voce viene sparsa, neanche a dirlo, attraverso il passaparola del web 2.0. Gli avanguardisti crescono man mano che si consolidano i risultati. Stando a un recente studio di Altimeter Group i m a r c h i a t t i v i s u i s o c i a l network hanno visto, nonostante la crisi generale, crescere i loro fatturati del 18%. Quelli che li hanno snobbati sarebbero stati puniti. Uno scenario che deve suonare convincente per le aziende statunitensi a giudicare dalla proiezione schizzata dagli analisti di Forrester. Gli investimenti pubblicitari su questi media dovrebbero esplodere da 455 milioni di dollari del 2008 a 3,1 miliardi entro il 2014. È la traiettoria di un razzo, non di un aereo. Se i manager si fregano le mani, i genitori si grattano la testa. I loro figli sono bersagliati nel giardinetto elettronico dove si svolge buona parte della loro socializzazione. «I ragazzi si espongono di continuo su Facebook e Twitter – avverte Alissa Quart nel libro Branded: the Buying and Selling of Teenagers – e non vedono la differenza tra pubblicizzare se stessi ed essere bersaglio di pubblicità». Vanno lì per fare amicizia, mettere in rete le loro passioni. Hanno le difese abbassate nei confronti di qualsiasi messaggio, commerciale incluso. Non si trovano nella condizione antagonistica delle pubblicità tradizionali: il cosiddetto “interruption marketing” che sospende il bacio tra i due protagonisti per costringerti ad ascoltare i vantaggi di un olio a bassa acidità. Questo è il regno morbido del “permission marketing”, in cui non subisci ma vai a cercartela, la pubblicità. I tariffari però non si fidano ancora e pagano, per le inserzioni sui social network, una piccola porzione di quanto sganciano per gli altri media. Perché sono convinti che ogni invadenza dei marchi, per quanto mite, stoni in uno spazio nato per altro. Obiezioni che non sembrano scalfire invece coloro che usano Twitter e i suoi fratelli per la loro potenzialità di passaparola più che come supporto pubblicitario. Sono soprattutto le ditte piccole o familiari, avvezze al “conto della serva”, ad averlo capito. Non potrebbero mai permettersi di far promozione sui giornali e tantomeno in tv, quindi optano per il mezzo che coniuga meglio economicità e flessibilità. È il caso di Curtis Kimball e del suo carretto su ruote di crème brûlée a San Francisco. Senza neppure capire bene perché – tranne il fatto che in California ti guardano come un troglodita se non hai un identificativo Twitter – si è iscritto e ha accumulato 5.400 followers ai quali comunica dove potranno trovare il suo banchetto itinerante e le sue specialità del giorno. «Mi piacerebbe poter dire – ha confessato al New York Times – di aver avuto un’ idea e una strategia molto buone ma la verità è che Twitter è stato essenziale nel mio successo». Viva la sincerità. Lo stesso dicasi per Umi, un sushi restaurant della stessa città che decanta in 140 caratteri agli abbonati le meraviglie del tonno rosso che servirà in serata. Facebook e YouTube restano, per il momento, portentosi buchi neri finanziari sostenuti da venture capitalist che bruciano miliardi nell’ attesa della loro redditività. Lo stesso vale per Twitter che ha un modello di business ancora più indecifrabile. Eppure, qualche tempo fa, un hacker ha intercettato la corrispondenza elettronica di un dipendente con la moglie di un fondatore. Dentro c’ era la previsione top secret sull’ incremento dei ricavi dai 4,4 milioni di quest’ anno ai 140 milioni dell’ anno prossimo. L’ azienda si è limitata a dire che sono calcoli vecchi. A prestare attenzione al video di Britney e ai dessert di San Francisco si comincia a capire da dove verrà una parte di quei soldi. – RICCARDO STAGLIANÒ

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12 Wait For Me MOBY (video)

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Amazon apre all’Italia: da oggi si può comprare di tutto

Gli italiani possono fare shopping online su tutti i siti europei di Amazon che inoltre offre ai commercianti con sede nel nostro Paese una piattaforma per presentare i propri prodotti E’ Diego Piacentini, Senior Vice President International di Amazon, a dare l’annuncio in videoconferenza:“Amazon.co.uk, Amazon.de e Amazon.fr aprono le porte dei negozi virtuali ai clienti italiani, [...]

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La Notte della Luna il 20 luglio a Roma con Moby e Morricone

Lunedì 20 luglio a Piazza del Popolo (Roma) “La Notte della Luna”, serata speciale a 40 anni dallo sbarco sulla Luna con il progetto “Infinite Spaces” presentato da Ennio Morricone con il Quartetto Pessoa e a mezzanotte il concerto gratuito di Moby (nella foto).

Quarant’anni fa, il 20 luglio del 1969, Neil Armstrong sbarcò per la prima volta sulla Luna e tutto il mondo visse con lui la magia del primo avvenimento davvero globale della storia. Le celebrazioni promosse dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – che si svolgeranno fino al 29 luglio 2009 in diversi punti della città, riunite sotto il titolo “LA LUNA HA 40 ANNI. Rivivi la conquista di un sogno. Anniversario dello sbarco sulla luna” – vedranno il momento culminante nella sera del 20 luglio in Piazza del Popolo che farà rivivere il sogno collettivo della notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969. La serata di approfondimento e spettacolo si concluderà con l’attesissimo concerto di MOBY. L’evento è una produzione Mismaonda ed è realizzato con il contributo di: Banche Tesoriere del Comune di Roma, BNL, UniCredit Banca di Roma e Monte dei Paschi di Siena; Camera di Commercio di Roma; Finmeccanica; Telespazio; Thales Alenia Space; Elsag Datamat; Selex Galileo e con il supporto di Nescafè e Poste Italiane.

La NOTTE DELLA LUNA di Piazza del Popolo, avrà inizio alle 21.00 con il Talk Show “500 Lune fa, 40 anni dall’Apollo 11”, una serata speciale per rievocare la missione dell’Apollo 11 insieme a testimoni diretti dell’evento, giornalisti, scienziati e astronauti. Dal momento del lancio della navicella al trionfale ritorno, dalle considerazioni sull’impatto mediatico alle sue inaspettate conseguenze: le testimonianze e le interviste, alternate alle immagini e ai filmati originali, permetteranno agli spettatori di rivivere i momenti più emozionanti di questa indimenticabile avventura. Uno sguardo al passato per proiettarsi verso il futuro: quali saranno le nuove sfide? Chi saranno i nuovi protagonisti?
Interverranno: Piero Angela (Giornalista e divulgatore scientifico, Rai1), Dario Laruffa (Giornalista e anchorman, Rai2), Luigi Pasquali (Presidente e Amministratore Delegato Thales Alenia Space Italia), Enrico Saggese (Presidente ASI), Tito Stagno (Giornalista e anchorman, Rai), Mario Tozzi (ricercatore e divulgatore scientifico, La7), Pietro Ubertini (Astrofisico e Direttore CNR – IASF Roma Tor Vergata), Giuseppe Veredice (Amministratore Delegato Telespazio), Roberto Vittori (Astronauta).
Il Talk Show, scritto da Giovanni Carrada, sarà condotto da Massimo Cirri e Filippo Solibello (Caterpillar Radio2 Rai) e vedrà un collegamento in diretta con le trasmissioni di Radio2 Rai: “Meglio stasera” con Laura Piazzi e “Il cammello di Radio2 – Per fortuna che c’è la radio” un programma di e con Gianfranco Monti e Andrea Santonastaso.

Il talk show sarà aperto dalla presentazione in anteprima nazionale del concerto per astronauta ed orchestra “Infinite spaces” alla presenza del Maestro Ennio Morricone.
Il Maestro, che ha contribuito alla composizione della partitura, presenterà il progetto ed introdurrà la platea all’ascolto. Eseguirà il concerto il Quartetto d’Archi Pessoa, diretto dal maestro Leandro Piccioni e parteciperà alla performance, intrecciando brevi interventi di suoni e rumori dallo spazio, l’astronauta Roberto Vittori coadiuvato da Alessandro Petrolati.
Il progetto Infinite Spaces è stato ideato da Sandro Cecchi e Carlo Fatigoni per l’Associazione Culturale FaticArt per la promozione dello spazio, la pace e la fratellanza universale con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e della Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Alle 23.45 la Luna scenderà su Roma: una straordinaria performance di sons et lumieres durante la quale una grande sfera luminosa si animerà sul palco di Piazza del Popolo, accompagnata da suggestivi giochi di luce e proiezioni e dall’accompagnamento musicale di “Infinite spaces preview”.

La serata si concluderà alle 24.00 con un ospite internazionale d’eccezione che si esibirà in un grande, emozionante concerto: Moby. Il musicista newyorkese torna in Italia per presentare il suo nuovo album “Wait for me”. Affascinato da questo universo, il “piccolo idiota” da sempre ha incluso nel suo immaginario elementi legati all’esplorazione dello spazio: dalla tuta da astronauta che indossa nella copertina dell’album “18”, alla Luna di “Wait for me”.

Ma la magia della Luna non si esaurirà nella notte del 20 luglio a Piazza del Popolo, infatti, sono in programma numerose altre iniziative:

“STELLE E PIANETI NEL CIELO DI ROMA”, dal 16 al 20 luglio sulla terrazza del Pincio, che metterà a disposizione dei romani e dei turisti l’allestimento di un’area telescopica, da cui sarà possibile collegarsi con la stazione del Museo Geopaleontologico di Rocca di Cave, postazione telescopica per osservazione pubblica.

“XLuna: L’ASTRO DELLA NOTTE SBARCA AL PLANETARIO” dal 21 al 26 e il 29 luglio al Planetario e Museo Astronomico di Roma, una settimana ricca di appuntamenti – spettacoli, concerti, conferenze, osservazioni al telescopio, laboratori – rivolti ad un pubblico di tutte le età.

Per l’occasione, il Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione ha scelto come immagine della campagna pubblicitaria un’opera di Enrico Robusti, artista italiano nato a Parma nel 1956 che, dopo aver studiato la tecnica seicentesca di Van Dick e Rubens, si è specializzato nella ritrattistica e, più tardi, si è dedicato a una pittura libera e originale, conquistando gli apprezzamenti dei critici in Italia e all’estero.

LIVE PERFORMERS:

Richard Melville Hall ‐ Moby
Nato nel 1965 a New York, nel 1983 riceve il suo primo registratore a 4 piste. Nello stesso anno entra all’università del Connecticut, da cui esce l’anno dopo, per lavorare come DJ a New York. Moby incide il suo primo disco “Time’s Up” nel 1990. Le sue performance sceniche contribuiscono positivamente alla sua reputazione. Nel 1991 esce il suo quarto singolo, “Go”. Il successo è immediato: più di un milione di copie vendute fino ad oggi. Nel mese di giugno del 1999 esce “Play”, che diventa un successo planetario nel 2000 con più di 9 milioni di copie vendute. Il 14 maggio 2002 pubblica l’atteso “18″, che contiene i singoli di successo “We Are All Made of Stars” e “In This World”. Il 29 giugno 2009 è uscito il suo nuovo lavoro, “Wait for me”.

Ennio Morricone
Ennio Morricone è nato a Roma. Nel 1946 consegue il diploma di tromba al Conservatorio e ottiene il primo impiego come arrangiatore per il teatro di varietà; nel 1947 viene ingaggiato come compositore di musiche per teatro; nel 1953 realizza il primo arrangiamento per una serie di trasmissioni per la radio. Nel 1954 si diploma in Composizione al Conservatorio sotto la guida di Goffredo Petrassi. La sua carriera di compositore di musica per film ha inizio nel 1961 con Il Federale di Luciano Salce; ma con i film western di Sergio Leone ‐ Per un Pugno di Dollari (1964), Per Qualche Dollaro in Più (1965), Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966), C’era una Volta il West (1968), Giù la Testa (1971) ‐ diventa famoso in tutto il mondo. Dal 1960 Morricone ha musicato oltre 400 film lavorando con moltissimi registi italiani ed internazionali. Nella sua lunga carriera Ennio Morricone ha ricevuto moltissimi premi tra cui 8 Nastri D’argento, 5 Bafta, 5 Nomination all Oscar, 7 David Di Donatello, 3
Golden Globe, 1 Grammy Award, 1 European Film Award, oltre al Leone D’Oro e l’Oscar alla Carriera.

PROGETTO “INFINITE SPACES”
Il progetto Infinite Spaces è stato ideato da Sandro Cecchi e Carlo Fatigoni per l’Associazione Culturale FaticArt per la promozione dello spazio, la pace e la fratellanza universale con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e della Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Quartetto Pessoa
Leandro Piccioni, pianoforte ‐ Quartetto “Pessoa”: Marco Quaranta e Rita Gucci, violini ‐ Achille Taddeo, viola ‐ Kyung‐Mi Lee, violoncello. Il quartetto nasce nel 1999. Fin dall’inizio il gruppo si impone per le scelte musicali che mirano all’accostamento dei generi più diversi, dalla grande letteratura classica per quartetto d’archi a “contaminazioni” con il Jazz, la musica da film e la musica contemporanea.

Alessandro Petrolati
Diplomato in Pianoforte e Musica Elettronica al Conservatorio G. Rossini di Pesaro. Ricercatore nell’ambito del pianoforte, si e specializzato in ‘Sound Designer’, specialmente in programmazione Csound, e C++. Parallelamente studia applicazioni digitali (DSP) finalizzate all’elaborazione e all’analisi del suono di Pianoforte.

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