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La Rete ti guarda

Internet sa di noi molto più di quanto immaginiamo. In un sito si può vedere tutta la cronologia del browser, le richieste ai motori di ricerca e altre informazioni personali

Molti pensano di conoscere bene Internet, ma pochi si chiedono cosa sa la Rete di noi. La risposta è: molto più di quanto si creda. Basta andare sul sitoWhattheinternetknowsaboutyou.com per farsene un’idea: non appena si apre la home compaiono tante finestrelle con le immagini delle pagine Web che abbiamo appena visitato. Il risultato è impressionante: quello che il sito ci mostra con sfrontatezza è infatti la cronologia del nostro browser, ma è possibile anche far saltare fuori le interrogazioni usate nei motori di ricerca e altri tipi di informazioni personali. Ovviamente la finalità di What the internet knows about you è pedagogica: vuole invitare gli utenti a stare più attenti alla propria privacy, ad esempio disabilitando la cronologia

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Gist, la rubrica che pesca dai social network

iù che per gli utenti occasionali Gist è pensato per le utenze professionali che utilizzano servizi come Linkedin e Facebook per conservare i dati di persone che hanno a che fare con il propro lavoro. “Siamo un piccolo team di ingegneri che provengono da compagnie come Amazon, Jobster, Infospace, Go2Net e Microsoft – si legge sul sito internet dedicato al servizio – vogliamo aiutarvi a costruire relazioni lavorative stabili con le persone che più vi interessano”.

Una volta registrati al servizio, Gist vi guiderà nella connessione di tutti i vostri account e potrete vedere generarsi e aggiornarsi automaticamente i profili di tutti i contatti e delle relative compagnie.

Per impostazione predefinita i contatti sono ordinati in base alla loro importanza (quantità di messaggi scambiati) oppure in base alla data, ma possono essere catalogati anche per competenza o società di appartenenza. Per ognuno di loro è possibile visualizzare status, interventi sui social network oppure le news. Laddove i campi sono vuoti è possibile inserire manualmente le informazioni come in una grande rubrica.

Gist è in fase di sperimentazione, per ora è possibile integrare mail e calendario da Outlook. Connettendo il vostro account Gmail ( va detto che il servizio è ancora molto lento) importerete contatti e relativi indirizzi, oggetti e, a scelta, anche messaggi, link e allegati.

Anche l’intergrazione con Linkedin non è ancora automatica quindi è necessario esportare i contatti (in CSV) e poi importarli in Gist. Per Facebook e Twitter esiste invece un tool automatico per importare l’elenco degli amici. E’ sufficiente cliccare sulle relative icone e inserire i propri dati di accesso. Gist offre anche un lettore di feed RSS per ricevere news in tempo reale sulla propria pagina principale.

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In Gran Bretagna programmi tv on demand gratis su Youtube

In base all’accordo Channel 4 renderà disponibile attraverso Youtube il proprio servizio on-demand (40D), subito dopo la trasmissione dei programmi in tv, comprese serie di grande successo come Skins,Hollyoaks, The Inbetweeners e il Peep Show. Gli utenti di Youtube avranno anche accesso a circa 3mila ore di programmazione in versione integrale dell’archivio di Channel 4, inclusi programmi come Brass Eye, Derren Brown, Ramsay’s Kitchen Nightmares e Teachers.

I contenuti, completamente disponibili a inizio 2010, saranno fruibili solo nel Regno Unito, in forma gratuita supportata dalla pubblicità. L’accordo non è esclusivo e Channel 4 potrà continuare a distribuire il proprio servizio 4oD attraverso il proprio sito web e altri siti e servizi di terze parti.

La partnership ha validità per almeno tre anni e le due parti si divideranno i guadagni derivanti dalla pubblicità.

fonte corriere della sera

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ImHalal, con filtro per le parole “proibite”

IL progetto è di quelli ambiziosi: diventare il motore di ricerca preferito dei milioni di musulmani che ogni giorno sono online. Il punto di partenza – 500mila contatti nelle prime due settimane, una media giornaliera di 30mila negli ultimi giorni – è buono. Ma la sfida presenta non poche ambiguità.

Si chiama ImHalal – “sono Halal”, ovvero islamicamente corretto – il primo motore di ricerca per internet interamente musulmano: ideato da Reza Sardeha, un ventenne irano-kuwaitiano che vive in Olanda e studia Business Management, inaugurato ai primi di settembre, è concepito in modo da assicurare ai musulmani di non incappare su internet in contenuti “haram”, ovvero proibiti. Quando la ricerca tocca “temi sensibili”, una schermata avverte il navigatore dei rischi, classificandoli con una scala da uno a tre. Spetta poi all’utente scegliere se proseguire o meno nell’esplorazione.

Così, ad esempio digitando la parola “sex” si ottiene una risposta che recita: “Opps. La tua richiesta ha un livello haram di due su tre. I risultati possono essere proibiti. Se pensi ancora di voler proseguire clicca qui”. Stesso risultato se si inseriscono termini come gay, lesbian, pig o pork (rispettivamente omosessuale, lesbica, maiale e porco in inglese). O se si prova con “Satanic Verses” il titolo del libro che ha attirato sulla testa di Salman Rushdie una fatwa di condanna a morte.

Le ricerche possono essere effettuate in una quindicina di lingue fra cui l’inglese, il russo, l’arabo e il pashto. L’italiano al momento non è incluso. Anche per chi non è pratico di idiomi stranieri però, un’occhiata può risultare interessante: un vocabolo internazionale come “bikini” ottiene un livello di haram di due su tre. Mentre le pagine si aprono senza problemi se la parola ricercata è “burqini”, il costume da bagno integrale che tante polemiche ha generato nei mesi passati in Europa.

Sardeha spiega che il sito è in costante evoluzione: “Riceviamo molti feedback dagli utenti e in qualche caso facciamo delle modifiche – racconta – e siamo in contatto con degli imam che ci aiuteranno a stabilire cosa deve essere considerato haram”. Ma l’idea di base è chiara: “L’ispirazione mi è venuta dopo lunghe discussioni con i miei amici riguardo alle ricerche con Google. Molti di loro sono finiti per caso su siti dai contenuti troppo espliciti: così ho pensato che avremmo potuto sviluppare un motore di ricerca nostro, più orientato verso i valori islamici”.

Il giovane manager – che in un’intervista via e-mail si definisce un musulmano “praticante” ma non vuole specificare se sunnita o sciita, per non alimentare le tensioni fra le due componenti principali dell’Islam – nega che dietro al progetto di ImHalal possa nascondersi il rischio di censura: “Non lo credo assolutamente – risponde – filtriamo prima di tutto contenuti per adulti e pornografia. Ma nulla che riguardi la politica o l’arte”.

Il tono però cambia quando gli si propone l’esempio delle vignette di Maometto, la cui pubblicazione nel 2005 scatenò una crisi senza precedenti fra il mondo musulmano e quello occidentale. Una ricerca con la chiave “Mohammed’s Cartoons” produce un livello haram di uno su tre. Una scelta politica? “Filtrare quelle ridicole vignette non significa dare giudizi politici – sostiene Sardeha – questo non ha nulla a che vedere con la politica ma piuttosto con l’insulto religioso ai musulmani”.

Punto di vista condiviso? Sardeha punta a fare di ImHalal il motore di ricerca più usato in Medio Oriente nel giro di un anno: per avere una risposta, occorrerà aspettare qualche mese.

fonte repubblica

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