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amatevi … per Voi stesse donne …

Piacetevi
Ve l’hanno già detto, ma è vero. Nessuno potrà trovarvi attraente, amarvi e voler stare con voi se voi per prime non state bene con voi stesse. Se non vi piacete, trasuderete insoddisfazione e insicurezza, soprattutto se uscite con qualcuno. Quindi, smettetela e iniziate ad accettarvi per quelle che siete.

Sappiate ciò che volete
Volete l’uomo, giusto? Dovete però sforzarvi di andare un po’ oltre la semplice definizione di uomo. Forse credete di essere talmente senza speranze che qualsiasi uomo possa andare bene, ma basterà un appuntamento infelice per farvi scordare questa teoria. Chiaritevi le idee su quello che volete ed eviterete di perder tempo uscendo con degli sfigati che vi fanno sprecare energie.

Cercate nei posti giusti
I locali e le feste sono ottime se puntate alla quantità di uomini tra cui scegliere, ma non sono necessariamente le occasioni migliori per incontrare qualcuno, soprattutto se non siete abituate a questo genere di situazioni. Sembra ovvio (non per tutti), ma per trovare la persona giusta bisogna guardare nei posti che si frequentano normalmente, perché proprio lì ci sono maggiori probabilità di trovare una persona compatibile.

Applicate la regola dei due appuntamenti
La prima volta che siete usciti è stato un disastro. Benché vi venga la tentazione di depennare il giovanotto che vi è piaciuto solo al 50 per cento, dategli una seconda possibilità. Il primo appuntamento è stressante e spesso è sovraccarico di aspettative che ci fanno comportare in modo anormale. Puntate sempre a uscire per la seconda volta, non avete niente da perdere, mal che vada troverete conferme alla prima impressione.

Prendetevi cura di voi stesse
Siete single, ma ciò non vuol dire che possiate lasciarvi andare. Se volete attirare l’attenzione di qualcuno, imparate ad amarvi. Dovete potervi guardare allo specchio e sentirvi a vostro agio, soddisfatte del vostro aspetto e dell’immagine che date.

Dite a tutti che avete voglia di conoscere qualcuno
Non c’è nulla di cui vergognarsi a dire a persone che conoscete appena (e anche agli amici) che avete voglia di conoscere qualcuno. Chissà chi potreste incontrare! Io stessa ho conosciuto mio marito attraverso il mio personal trainer.

Pensate fuori dagli schemi
I soli uomini con cui v’interessa uscire sono alti, belli e biondi? Se vivete ad Amsterdam è perfetto, in caso contrario non vi pare di limitare un po’ troppo il vostro raggio d’azione, con il rischio di non trovare mai un uomo con cui uscire? Avere le idee chiare sull’uomo che vorreste va bene, ma dovete essere aperte e pensare fuori dagli schemi fissi. Chissà mai che il vostro uomo ideale non sia basso e scuro di capelli!

Mettetevi alla prova
Mettersi alla prova fa bene perché costringe a scollarsi dal proprio nido protetto, rafforzando l’autostima. Se temete di non riuscire mai a conoscere qualcuno, o siete depresse, uscite e affrontate le vostre paure. Avrà effetti benefici per il vostro amor proprio, vi darà maggior forza e vi farà capire che potete fare qualsiasi cosa.

Evitate la disperazione
Disperarsi ha lo stesso effetto devastante dell’autodenigrazione. Potete definirvi disperate se siete arrivate al punto che qualsiasi uomo vi andrebbe bene pur di uscire con qualcuno, qualsiasi uomo con cui uscite diventa subito un potenziale marito e gli rimanete alle costole anche se è chiaro che non è interessato. Cadere nella trappola della mancanza di speranze è facile, ma la buona notizia è che tirarsene fuori è altrettanto semplice, basta che vi ricordiate che siete single, non sole o strane e sicuramente adorabili!

Pensate positivo sugli uomini
Evitate di dire cose come “Gli uomini sono così superficiali”, “Tutti gli uomini vogliono solo donne giovani con le tettone e l’elettroencefalogramma piatto”, o “Tutti i maschi sono scemi”. Potrebbe farvi sentire meglio per un nanosecondo, ma in effetti state solo allenando il cervello ad evitare gli uomini a tutti i costi.

Usate la testa
Nelle giornate di depressione abbiamo la tendenza a drammatizzare e temiamo di restare zitelle per sempre, che tutti gli uomini ci detestino e che finiremo per restare sole, circondate dai nostri gatti. Se questo tipo di pensiero si è radicato nella vostra mente, è il momento di iniziare a usare la testa. Tanto per cominciare, la maggior parte delle persone che ha voglia di conoscere qualcuno di solito ci riesce. In secondo luogo, nessuno vi odia; infine, non siete sole, quindi perché dovreste esserlo tra vent’anni?

Non uscite con troppi uomini
Se esagerate con gli appuntamenti, finirete per non prenderci più gusto. Anche se è vero che, statisticamente, uscendo di più aumentate le chance, l’eccesso è la ricetta perfetta per restare deluse e perdere fiducia. Siate selettive e prendetevela con calma.

Coltivate degli interessi
Oltre a rendervi più appetibili, coltivare più interessi vi offre maggiori occasioni d’incontrare persone che, oltretutto, hanno qualcosa in comune con voi, aumentando così la possibilità di conoscere qualcuno con cui siete compatibili.

Non andate a caccia in gruppo
Chiedetelo a qualsiasi maschio, vi confermerà che non oserebbe mai avvicinare una donna che gli interessa se lei è sempre circondata da orde di amici. Se state cercando un uomo fidanzabile, quando siete in giro create dello spazio libero per chi vorrebbe conoscervi.

Siate clementi con gli uomini
Non spaventateli lanciando messaggi erotici con le parole o con il linguaggio non verbale. Pur essendo importante che siate voi stesse, manifestarvi troppo aperte, perché siete nervose, o perché i vostri amici vi stuzzicano e magari avete bevuto un goccino di troppo, metterebbe in difficoltà anche l’uomo più scafato.

Divertitevi
Gli uomini adorano le donne che si divertono (e viceversa). Perciò, quando uscite, non pensate continuamente di dover conoscere o attrarre qualcuno e divertitevi. Oltre a trascorrere delle belle serate, sarete oggetto di maggior attenzione da parte degli uomini piuttosto che indossando una minigonna o una scollatura micidiale.

Siate selettive ma non schizzinose
Essere selettive va bene, ma non dovete diventare schizzinose. Essere selettive vuol dire avere degli standard, come età, aspetto esteriore e atteggiamento morale, essere schizzinose significa scegliere con chi uscire in base al conto in banca, al modo di vestire e al tipo di auto. Se volete innamorarvi, siate selettive sulle cose giuste.

Siate affettuose
Essere affettuosi è come un allenamento sportivo: se smettete per un po’, i muscoli perdono tono e vi indebolite. Per mantenervi toniche, non aspettate di innamorarvi per essere affettuose. Siate affettuose con la famiglia e con gli amici, vi sentirete meno sole e sarete più aperte all’amore quando arriverà.

Non mentite a voi stesse
Gli uomini con le mogli che “non li capiscono”, gli ex che passano a trovarvi quando si sentono soli o quelli che vi frequentano solo se non hanno di meglio da fare, non sono prospettive accettabili. Allo stesso modo, non sono adatti né il vostro capo, né le persone che conoscete appena e neppure il fidanzato della vostra migliore amica. Non perdete tempo mentendo a voi stesse su uomini che sapete benissimo non essere adatti.

Puntate soprattutto alla compatibilità
Se volete sapere quale sarà il futuro della vostra storia, analizzate innanzitutto la vostra compatibilità. Anche se vi divertite da pazzi quando siete insieme, ciò che conta alla fine è che abbiate aspirazioni e progetti comuni. Se avete obiettivi diametralmente opposti, neppure il sesso più travolgente può dare alla storia la stabilità che cercate.

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STORIA DEL VETRO DI MURANO

Il vetro di Murano e Veneziano sono sinonimi di raffinatezza e leggerezza e vantano una storia millenaria dai risvolti affascinanti. Il primo documento che attesta la presenza di vetrerie in Venezia risalle all’anno 982, più di mille anni fa.
Le tradizioni vetrarie bizantina ed islamica si incontrano a Venezia, luogo di intensi scambi commerciali tra l’Europa e le sponde meridionali ed orientali del Mediterraneo: nella Repubblica lagunare l’esperienza tecnica trova una fortunata energia creativa che dà l’origine ad oggetti di grazia e qualità mai più superate.
A causa di gravi rischi d’incendio derivanti dalla lavorazione del vetro, la Serenissima dispose il trasferimento di tutte le fornaci vetrarie sull’isola di Murano, staccata dal corpo urbano della città cresciuta sull’acqua.
Per secoli le più importanti casate nobiliari d’Europa commissionano suppellettili, oggetti e bicchieri in vetro di Murano, talmente importanti per estetica e fattura da essere ancora oggi gelosamente conservati in Musei e collezioni private.
La maestria dei maestri vetrai di Murano e Venezia si esprime da sempre con pochi strumenti, attraverso semplici attrezzi in ferro: il vetro di Murano e Veneziano è un vetro lungo, cioè permane in condizioni di lavorabilità per un tempo discretamente lungo prima di dover essere riposto nel fuoco. Ciò permette le complesse manipolazioni e la soffiatura in spessori sottili, elementi distintivi della ricca produzione vetraria di Murano e Venezia.
L’arte e le tecniche dei maestri vetrai di Murano e Venezia si trasmettono solo andando a bottega, proprio come accadeva nell’artigianato medievale: pur studiato scientificamente, il vetro di Murano e Veneziano ha un’anima culturale, uno spirito creativo che passa alle nuove generazioni solo attraverso la fatica, l’umiltà, la presenza attenta e fedele al fianco dei migliori artigiani/artisti lagunari.

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L’arte del batik & i batik del Mozambico

Pare che l’arte del colorare i tessuti con la tecnica batik, sia nata in Asia, nell’isola di Giava, e da lì si sia diffusa in tutto il mondo. La parola stessa BATIK deriva dalle parole javanesi “tilk” (punto) e “amba” (scrivere). La tecnica batik si basa sulla distribuzione di cera bollente su parti definite di un telo di seta o di cotone, il quale viene poi immerso in vasche di tinture vegetali dove il colore si fissa solamente nelle parti non coperte dalla cera.. La ripetizione di questo processo produce disegni molto elaborati e colorati. Questa tecnica è conosciuta in tutto il mondo. Ogni popolo, specialmente quelli che possono disporre solo di tecnologie semplici, utilizza l’arte del batik per esprimere la propria creatività e rappresentare il proprio ambiente di vita.

(premi la foto per ingrandire)

I batik del Mozambico

I batik del Mozambico si distinguono sia per il tipo di figure rappresentate, sia per i colori caldi: marrone, giallo, arancio che spesso vengono usati; solo su alcuni predominano invece il verde o l’azzurro. La produzione si concentra nella capitale Maputo.

Gli artisti lavorano di solito in piccoli gruppi composti da un maestro che realizza il disegno e sceglie i colori, e da alcuni ragazzi-allievi che si occupano delle varie fasi di colorazione, della ceratura e della stiratura del batik, steso tra due fogli di carta.

L’atmosfera evocata nei batik è calda e solare. Il sole è sempre rotondo, rosso o anche nero, le donne portano in testa ogni genere di cose: mortai, vasi di terracotta pieni d’acqua, fagotti annodati, legna per il fuoco. Dalla mano o dal braccio pendono una borsa o una borsetta fatta di fibre intrecciate, dietro alla schiena spesso si individuano la testa e le gambe di un bambino; il villaggio è simboleggiato da una capanna e una palma; gli uomini hanno pesci in testa e attrezzi di lavoro in mano. Vestiti con un corto gonnellino, danzano al ritmo dei tamburi. Gli animali rappresentati sono l’elefante mentre avanza nella savana, la giraffa, la zebra e l’ibis, spesso mentre si abbeverano.

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Libro dei Power Seller storie dei venditori di Ebay

IL LIBRO DEI POWERSELLER EBAY 2008

di G. Arona e M. Ongaro

In Ebay, si acquista, si vende e si guadagna.

Le esperienze reali di chi ci vive.

Cosa hanno in comune tutti questi PowersSeller?

Non l’età, visto che si va da giovinetti a pensionati.

Non la locazione geografica: quasi tutte le regioni dello Stivale son coperte.

Non le esperienze professionali pregresse: si parla di dirigenti d’azienda a studenti universitari.

e nemmeno le abilità o competenze informatiche: spaziamo attraverso tutti i gradi di “abilità” o “padronanza del mezzo”. Eppure…perchè tutte queste storie sembrano così uguali, sia pur così diverse? Si potrebbe pensare che incarnino il “Grande Sogno Italiano”, che a differenza da quello americano, non prescrive che ” tutti possano arricchirsi o diventare Presidente degli Stati Uniti d’America”, quanto che tutti gli italiani possano “farcela” spesso con pochi e scarsi mezzi a disposizione, sostituendo con l’ingegno e l’arte di arrangiarsi, la carenza di mezzi e investimenti.

Io penso che tutti questi Powerseller abbiano in comune l’intima soddisfazione che si riassume con la frase :”Hai visto che c’è la potevo fare anch’io, nonostante tutto…”

Ringraziamenti

PREMESSA

IL MIO EBAY

PINERON – EBAY: CROGIOLO DI VENDITORI E DI OGGETTI

COME MI SONO AVVICINATO AD EBAY.

L’AVVENTURA PIU’ BRUTTA

IL FORUM POWERSELLER

COSA MI PIACE DI EBAY

MOMENTI DIFFICILI

ULTIMORA! Hanno Clonato l’account di PINERON…

EVOLUZIONE DEL MERCATO DEI LIBRI ANTICHI IN EBAY

EVOLUZIONE DI EBAY

LA MIA GIORNATA DI LAVORO

RAPPORTI CON IL FISCO

OM2506: la mia esperienza su eBay.

Preistoria

Il mio primo Feedback

Primi acquisti

Finito in Cassa Integrazione: verso Natale la mia prima vendita.

Atteggiamento da Venditore.

PowerSeller

Considerazioni

Conclusioni

Mr_Planet Party – Utente dal 24-Feb-06

The Fisher – Il mio eBay

Il clone Lupin (il famoso ladro gentiluomo).

Il regalo misterioso (dicembre 2007).

Cos’era successo?

San Tommaso.

Doppia identità.

Il pignolo.

L’innocenza disarmante

Squilla il telefono.

La transazione quadrimestrale ovvero la pazienza di Giobbe…

eBay mi ha regalato anche altre emozioni:

Altra cosa che ho notato:

Due righe riguardo i venditori.

Molto sinteticamente posso ridurli a poche categorie:

Feedback: questo sconosciuto

Storia di Bioecoshop

La storia inizia due anni fa

Come si è arrivati ad oggi in soli 2 anni

Previsione

Le alternative finali di questo business possono essere diverse:

Conclusioni

ALMA: Rumlife – IO HO UN SOGNO…

DALLE STELLE ALLE STALLE… OVVERO L’INCUBO DEI VENDITORI

4 stelline:

5 stelline.

SAGIFAGI – SAVERIO

FREETIME.BAZAR E FREETIME.BAZAR2

Mikiesere

COAIDAO – Nome negozio: CATEXCLIMA

ENOTECAVINOVIVO

Unsecondo_com – Negozio eBay: Unsecondo VE

doug_it di FranzZz

Salvo e Anna – granbazaritalia

E-matriosca

monkley75

“de’ remi facemmo ali al folle volo”

Regole della Community eBay:

ALUDRASHOP – QUANTECOSE

Cosa ne penso di eBay – di Mario Viucci

Esperienza di un acquirente.

APPENDICI

10 REGOLE PER FARE ACQUISTI SICURI SU EBAY

Curiosità – Lo “stupidario” di eBay.it

GLOSSARIO

ASSISTENTE PERSONALE DI EBAY.

EBAYER

FEEDBACK

FORUM POWERSELLER

ID UTENTE

COSTI DI SPEDIZIONE: IMBROGLIANDO SUI…

INCUNABOLI

NEGOZIO VIRTUALE.

OFFERTE O RILANCIO TRABOCCHETTO

ONP

OTTOCENTINE

PACCO IN GIACENZA

PAYPAL

POWERSELLER

PREZZO DI RISERVA

RICERCA PER RILEVANZA

SCAMBIO DI FEEDBACK FALSI

SETTECENTINE

STELLINE

TRUFFE EFFETTUATE AI VENDITORI MEDIANTE I PAGAMENTI CON PAYPAL

Postfazione

Indice Analitico

acquista il libro e diventa anche TU

PowerSeller

Info: enzotronchin@gmail.com

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Social market

È uno di quei record che rischiavano di sgattaiolare nelle pieghe della cronaca per riapparire poi, con l’ andamento carsico dei piccoli grandi fenomeni, nei manuali di storia. Storia dei media, beninteso, che però sempre più si sovrappone alla storia tout court. Succede quindi che Britney Spears, megastar globalee sismografo vivente dello spirito del tempo, appare in un nuovo spot per una linea di abbigliamento che la sponsorizza. Camicie folke gilet in finto montone, roba per cui le ragazzine vanno fuori di testa. E siccome sono abiti rivolti a loro, non alle mamme e tantomeno alle zie, l’ attesissima «prima» non esordisce in tv e neppure sui siti classici. Farebbe così vecchio, così 2008. La première atterra su Facebook e viene fatta decollare di nuovo, ancora e ancora, su Twitter. Da Britney, che cita il marchio ogni volta che può, e anche quando c’ entra poco o nulla (d’ altronde è pagata per farlo). E dai suoi 2 milioni e mezzo di “followers”, i seguitori dell’ ormai celebre sito di micro-blogging che aspettano trepidanti gli aggiornamenti sulle oscillazioni del suo umore e che, senza guadagnarci una lira, si trasformano in volenterosi uomini-sandwich digitali rilanciando i messaggi della loro beniamina. E del brand al quale è vincolata da miliardario contratto. Solo oggi, dopo ben quattro giorni, uno sproposito secondo la cronologia internettiana, la pubblicità arriverà anche sul piccolo schermo. Mtv, per la precisione, l’ ex canale giovane che a confronto oggi sembra nuovo come il chinotto. «Igiovani si rivolgono ormai in prima battuta ai social network per prendere le decisioni su cosa comprare – spiega a Usa Today Charlene Li, fondatore della società di consulenza Altimeter Group – Se tu azienda non ci sei, non li raggiungerai». È semplice e scontato: se cerchi adolescenti e ti presenti in una bocciofila o in una balera, ne uscirai deluso. Ogni demografia ha i suoi luoghi di incontro e i “non luoghi” telematici non fanno eccezione. Eppure è la prima volta che una campagna pubblicitaria importante riconosce di fatto che il sorpasso è avvenuto. Pensando prima al web 2.0 e poi al vecchio piccolo schermo. Titolo del capitolo, quindi: «L’ anno in cui le aziende preferirono i social media agli old media per vendere ai teenager». La congiuntura economica, dal canto suo, spinge in questa direzione. Con la crisi, prevedono gli studi della National Retail Federation, i genitori americani spenderanno il 7,7% in meno rispetto al back-to-school dell’ anno scorso, la stagione dello shopping che corrisponde al settembre del calendario gregoriano. Le aziende sanno che potranno fare affidamento su minori entrate e adeguano i budget pubblicitari di conseguenza. Bisogna sparare meno e mirare meglio. E per centrare i ragazzini non c’ è posto migliore che i social network. Il fenomeno, in verità, sorpassa il loro perimetro anagrafico. Nel 2007, si apprende da un rapporto Forrester Research, la fetta di americani che usavano qualche social media era il 57 per cento, ora sono il 75. Due su tre vi trascorrono tempo e investono energie. Le compagnie hanno preso nota e organizzato una rapida controffensiva. L’ anno scorso, per dire, American Eagle non appariva nemmeno sui radar di Twitter. Oggi la catena di abbigliamento basic ha varato un’ intera squadra di specialisti, presi dal marketing e dalla pr, per coordinare la presenza strategica sui vari social network. Organizzando una serie di eventi interattivi, come la messa in palio dalla propria pagina Facebook, ogni ora del 6 agosto, un nuovo modello di denim. Ovviamente è un esempio su cento. Non c’ è praticamente marchio negli Stati Uniti che in qualche modo abbia a che fare con i giovani che non abbia approntato iniziative sui media sociali. Da J. C. Penney hanno aperto un canale su Facebook che permette ai ragazzi di esprimersi liberamente sui modelli delle nuova collezioni. Da Bebe, altro must dell’ abbigliamento minorenne, gli utenti possono “appiccicare” i loro ritratti digitali sul corpo dei protagonisti di un video promozionale. Anche per loro c’ è in ballo un paio di jeans “riserva” da 199 dollari. La Nike consente a chiunque di personalizzare le scarpe usando uno smartphone e poi “condividere” il risultato su Facebook. Se il vostro design piace potete famosi. Staples, la principale catena di cartoleria, fa leva sul civismo, invitando a donare quaderni e penne per gli studenti che non se le possono permettere. La voce viene sparsa, neanche a dirlo, attraverso il passaparola del web 2.0. Gli avanguardisti crescono man mano che si consolidano i risultati. Stando a un recente studio di Altimeter Group i m a r c h i a t t i v i s u i s o c i a l network hanno visto, nonostante la crisi generale, crescere i loro fatturati del 18%. Quelli che li hanno snobbati sarebbero stati puniti. Uno scenario che deve suonare convincente per le aziende statunitensi a giudicare dalla proiezione schizzata dagli analisti di Forrester. Gli investimenti pubblicitari su questi media dovrebbero esplodere da 455 milioni di dollari del 2008 a 3,1 miliardi entro il 2014. È la traiettoria di un razzo, non di un aereo. Se i manager si fregano le mani, i genitori si grattano la testa. I loro figli sono bersagliati nel giardinetto elettronico dove si svolge buona parte della loro socializzazione. «I ragazzi si espongono di continuo su Facebook e Twitter – avverte Alissa Quart nel libro Branded: the Buying and Selling of Teenagers – e non vedono la differenza tra pubblicizzare se stessi ed essere bersaglio di pubblicità». Vanno lì per fare amicizia, mettere in rete le loro passioni. Hanno le difese abbassate nei confronti di qualsiasi messaggio, commerciale incluso. Non si trovano nella condizione antagonistica delle pubblicità tradizionali: il cosiddetto “interruption marketing” che sospende il bacio tra i due protagonisti per costringerti ad ascoltare i vantaggi di un olio a bassa acidità. Questo è il regno morbido del “permission marketing”, in cui non subisci ma vai a cercartela, la pubblicità. I tariffari però non si fidano ancora e pagano, per le inserzioni sui social network, una piccola porzione di quanto sganciano per gli altri media. Perché sono convinti che ogni invadenza dei marchi, per quanto mite, stoni in uno spazio nato per altro. Obiezioni che non sembrano scalfire invece coloro che usano Twitter e i suoi fratelli per la loro potenzialità di passaparola più che come supporto pubblicitario. Sono soprattutto le ditte piccole o familiari, avvezze al “conto della serva”, ad averlo capito. Non potrebbero mai permettersi di far promozione sui giornali e tantomeno in tv, quindi optano per il mezzo che coniuga meglio economicità e flessibilità. È il caso di Curtis Kimball e del suo carretto su ruote di crème brûlée a San Francisco. Senza neppure capire bene perché – tranne il fatto che in California ti guardano come un troglodita se non hai un identificativo Twitter – si è iscritto e ha accumulato 5.400 followers ai quali comunica dove potranno trovare il suo banchetto itinerante e le sue specialità del giorno. «Mi piacerebbe poter dire – ha confessato al New York Times – di aver avuto un’ idea e una strategia molto buone ma la verità è che Twitter è stato essenziale nel mio successo». Viva la sincerità. Lo stesso dicasi per Umi, un sushi restaurant della stessa città che decanta in 140 caratteri agli abbonati le meraviglie del tonno rosso che servirà in serata. Facebook e YouTube restano, per il momento, portentosi buchi neri finanziari sostenuti da venture capitalist che bruciano miliardi nell’ attesa della loro redditività. Lo stesso vale per Twitter che ha un modello di business ancora più indecifrabile. Eppure, qualche tempo fa, un hacker ha intercettato la corrispondenza elettronica di un dipendente con la moglie di un fondatore. Dentro c’ era la previsione top secret sull’ incremento dei ricavi dai 4,4 milioni di quest’ anno ai 140 milioni dell’ anno prossimo. L’ azienda si è limitata a dire che sono calcoli vecchi. A prestare attenzione al video di Britney e ai dessert di San Francisco si comincia a capire da dove verrà una parte di quei soldi. – RICCARDO STAGLIANÒ

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